ANTIGONE 3.0: donne che hanno sfidato o scelto la mafia – The best of

Sabato 28 aprile, ore 16.00

Sala Piccola
Eleonora Frida Mino
Progetto di e con Eleonora Frida Mino
Con la collaborazione di Roberta Triggiani
Narra in scena Eleonora Frida Mino
Musicisti in scena Matteo Castellan (Fisarmonica), Giulia Subba (Violino)
Dipinge dal vivo Giulia Salza

Antigone 3.0 torna con ultimo appuntamento conclusivo della trilogia, dedicato a tutti i personaggi femminili raccontati in questi due anni. Nel pomeriggio l’attrice Eleonora Frida Mino, insieme alla pittrice Giulia Salza e ai musicisti Giulia Subba e Matteo Castellan, accompagnerà il pubblico in un viaggio ideale attraverso la conoscenza di cosa voglia dire il binomio donna/mafia.

La donna della famiglia mafiosa sa? Quanto è consapevole? Sceglie di far parte dell’organizzazione mafiosa? Come fa ad uscirne? Può arrivare ai vertici dell’organizzazione? Cosa vuol dire per una donna lottare contro la mafia? A cosa può arrivare una madre di mafia per salvare i propri figli? Può prevalere la famiglia mafiosa rispetto all’amore per i figli?

Questi solo alcuni degli interrogativi che risolverà l’attrice durante lo spettacolo, con un curioso excursus per raccontare il mondo femminile all’interno della mafia e le donne che l’hanno combattuta e che si concluderà con un momento interattivo di chiacchierata con il pubblico.

Saranno raccontate brevemente queste tematiche femminili e le donne:

– le “figlie” di mafia, due scelte di vita completamente diverse: Denise Cosco, testimone di giustizia e figlia del boss della ‘ndrangheta Carlo Cosco e di Lea Garofalo, testimone di giustizia; e Lucia Riina, figlia del boss Salvatore Riina;

– le “carriere” femminili: Emanuela Loi, agente di Polizia e scorta di Paolo Borsellino, e Marisa Merico Di Giovine “principessa della ‘ndrangheta”;

– “essere madre”: Suor Carolina Iavazzo, che fu accanto a Padre Pino Puglisi nel quartiere Brancaccio di Palermo e che strappò molti bambini e ragazzi alla strada e alla vita mafiosa; Maria Stefanelli, che visse in fuga, rinnegata dalla sua famiglia e braccata da quella del marito per aver deciso di fuggire e salvare la figlia, e Giovanna Cannova, che rinnegò la figlia Rita Atria, perché la giovane scelse di diventare testimone di giustizia e di lasciare la “famiglia” mafiosa.

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