Una piccola storia su di noi

C’era una volta, in un quartiere operoso di Torino, un piccolo teatro abitato da una compagnia che amava rincantucciarsi. Il primo era il Teatro Araldo, la seconda il Teatro dell’Angolo.

C’erano una volta, in quel locale sotterraneo e accogliente, attori e personaggi a rappresentare centinaia di storie. Pensate e create per e con i bambini, ma non solo, anche se nessuno sentiva il dovere di dirlo, perché allora non c’era la volontà di impacchettare i generi, così si vedeva del buon teatro per adulti piccini adolescenti ragazzotti infanti e nonni, e basta. Anzi no, qualcosa anche per i marziani. Ricordo certi straordinari primi titoli dei toscani Arca Azzurra Teatro diretti da Ugo Chiti, o una fortunata Mandragola di Machiavelli opera giovanile di un regista che poi ha fatto strada, ma fuori dal “teatro ragazzi”.

C’era una volta la compagnia residente che, oltre ad amare gli anfratti, progettava e produceva e viaggiava, nel mondo, sull’onda lunga di idee teatrali valide da esportare.

Regala emozioni sfogliare la memoria, ecco un’anima che si incarna, è una Psiche inquietante, ecco due bimbi grandi che giocano tutta notte con gli oggetti e le scarpe diventano treni e le cravatte serpenti e i cuscini neonati e buonanotte buonanotte, ecco due naufraghi che non si capiscono ma si intendono bene da sbellicarsi, ecco una vicenda muta e beneaugurale dove recitano mani e i piedi, ecco un sentiero che è la vita e si percorre in circolo per poi tornare, ecco un grido di dolore nella valle cupa dei ciechi.

C’era una volta la curiosità appagata da immagini vive. Ci sono state tante ora trascorse bene. C’era una volta quel bravo narratore che interruppe la sua coinvolgente storia di piccioni perché un bambino cinguettava in platea. L’attore uscì dal personaggio per ribadire che lo spettacolo non era adatto a bimbi sotto i cinque anni. Poi indossò di nuovo la veste immaginaria e terminò, ma in quel teatrino capitava così, tanta era la fiducia dei genitori che non leggevano le presentazioni e portavano i pargoli a prescindere dai saggi consigli.

Ogni favola finisce. Così la compagnia dei cantucci sentì un giorno l’esigenza di avere più spazio e più luce e fu adattissima, allo scopo, una palazzina dell’Azienda Elettrica Municipale in disuso. Cambiando casa, la compagnia mutò nome, divenne Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani. Nel nuovo rifugio, che si chiama Casa del Teatro Ragazzi, le messinscene si sono nutrite di filosofia, letteratura, altre energie, stupori, passioni, pensieri in libertà. E l’edificio è diventato uno dei più bei teatri per l’infanzia e l’adolescenza d’Europa e del mondo. Ogni favola ricomincia. Buona stagione!

Maura Sesia

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