Emiliano Bronzino
Tratto dall'intervista di Francesca Rosso
«Proiettarsi nel futuro con gli occhi delle nuove generazioni, non con i nostri di adulti». Se volessimo sintetizzare il pensiero e la visione di Emiliano Bronzino, direttore artistico della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, potremmo condensare esperienza, competenza e tantissimo entusiasmo in queste parole.
«Un teatro che si occupa di nuove generazioni – racconta Bronzino – sa che il presente in cui opera costruisce la coscienza futura del pubblico che lo abita. Per riuscire a parlare con i giovani di oggi, dobbiamo immaginare, vivere e proiettarci nel loro futuro, cercando di leggere la nostra realtà attraverso i loro occhi. Vedere il mondo come lo vede un ragazzo significa essere giovani, liberi e selvaggi. Come i personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie. Occorre superare la nostra età anagrafica e giocare con la nostra fantasia per restituire all’invenzione e all’immaginazione il nostro futuro. Abbiamo bisogno di tornare a sorridere, a divertirci, a riflettere e a condividere emozioni e sentimenti».
Nato a Torino nel 1974, Emiliano Bronzino è regista teatrale riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Si forma alla Scuola del Teatro Stabile di Torino dove si diploma nel 1995 con lo spettacolo Qualcosa di vero dev’esserci per la regia di Luca Ronconi. Dopo il diploma collabora come regista assistente in circa trenta produzioni, e si forma lavorando con molti altri registi italiani ed europei, tra cui Robert Carsen, Myriam Tanant, Guido Ceronetti, Massimo de Francovich, Juli Leal, Glauco Mauri.
Lavora con lo Stabile dell’Umbria e con il Teatro di Roma e nel 2002 inizia un percorso con il Piccolo Teatro di Milano, dove firma diverse regie.
Dal 2011 porta avanti un percorso artistico con la Fondazione TPE Stabile di Innovazione a Torino e lavora in Francia, Russia, Cina e soprattutto in Spagna dove firma diverse regie per il teatro pubblico Teatres de la Generalitat Valenciana, il CRC e Purnateatre.
Dal 2020 è il direttore artistico della Fondazione TRG Onlus.
Cosa è successo alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani da quando è diventato direttore?
«Sono arrivato a maggio 2020, nel pieno dell’emergenza Covid che ha cambiato tutte le regole del gioco. Subito mi sono accorto che le nuove generazioni sono quelle che hanno patito di più gli effetti di questa pandemia. I ragazzi e le ragazze sono quelli che hanno sofferto di più le conseguenze sociali, culturali e formative di questo tempo. Ed è proprio questa la prima sfida che dovremo affrontare nel futuro: il teatro può essere centrale nella costruzione del mondo post-pandemia».
E in riferimento al teatro come si comportano le nuove generazioni?
«Abbiamo un buon pubblico dai 3 ai 18 anni, con qualche fisiologica dispersione intorno ai 15, 16 anni. Disponiamo di un tesoro di pubblico che si disperde nel tempo. Ci piacerebbe accompagnare i giovani adulti fino al tempo delle scelte autonome e traghettare pubblici verso altri teatri. Anche l’età 18-20 è molto difficile e ci piacerebbe portare ragazze e ragazzi con noi anche oltre questo tempo di transizione».
Torniamo alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani. Qual è la missione dell’ente nella sua visione?
«Si chiama Casa del Teatro Ragazzi e Giovani perché è il luogo deputato a un certo tipo di teatro. Possiamo intenderla in due modi: la casa che si occupa del teatro destinato ai ragazzi e ai giovani e quindi la casa dove andare a vedere il teatro. Questa è l’accezione comune, ma ce n’è anche un’altra: la casa dove abitano giovani e ragazzi. Se ascoltiamo le definizioni che vengono da loro diventa interessante vedere le cose da questa prospettiva. Quello che ci dicono è “il luogo dove ho trovato me stesso”, “il posto dove entro in relazioni con gli altri”, “la casa dove vado a teatro”. Ci apre a una nuova definizione di teatro per il target a cui si rivolge».
Come definirebbe la Casa del Teatro?
«Mi piacerebbe che fosse un posto dove ci sia voglia di rischiare, dove poter progettare significhi sognare qualcosa di diverso; dove si possano realizzare desideri che in altri luoghi non si possono realizzare. È ciò su cui sto combattendo: per i ragazzi è così o non è affatto. I ragazzi sognano in grande, rischiano tutto, cambiano il mondo. Se la Casa è per loro, deve essere così. Se no continuiamo a parlare di noi adulti».
Che progetti ha per il futuro?
«Vorrei fare della Casa del Teatro un polo di eccellenza e qualità, un punto di riferimento dove sperimentare i linguaggi di ricerca o avanguardia presentandoli sul palcoscenico. Mi piace avere lo sguardo verso il futuro senza escludere la tradizione perché ciò che abbiamo ereditato è utile e importante. Stando qui si sente che c’è una storia solida dietro».