it’s a match!
Lunedì 7 aprile, l'Osservatorio ha assistito allo spettacolo it’s a match!, della Fondazione TRG, ecco a voi i commenti:
Alice, 13 anni
Lo spettacolo è molto appassionante e stimolante, adatto anche agli adulti o, comunque, ai ragazzi di tutte le età. I costumi rispecchiano bene la personalità dei personaggi, anche se di solito questo aspetto non viene molto messo in evidenza. Consiglierei di trovare un modo per aggiungere anche una figura maschile. Mi porto a casa la consapevolezza che, in fondo, voglio bene ai miei genitori così come sono, e che loro fanno lo stesso con me.
Alice, 19 anni
Ho trovato questo spettacolo davvero brillante. Nella sua semplicità è riuscito a farmi riflettere su tematiche profonde lasciando comunque spazio al divertimento. Ho apprezzato tutti i suoi elementi: la scenografia, le luci, la recitazione e le scelte drammaturgiche. Ma ciò che mi è piaciuto maggiormente è stato il modo in cui è stato in grado di parlare a tutti gli spettatori, indipendentemente dalla loro età (confesso che non me l'aspettavo, ma ho dovuto ricredermi). Consiglio questo spettacolo a chiunque voglia divertirsi e riflettere allo stesso tempo. Mi porto a casa la consapevolezza della fortuna che ho avuto ad avere genitori come i miei e l'ispirazione per il tipo di mamma che vorrei diventare.
Carmela, 42 anni
Uno spettacolo catartico ed emozionante che indaga le aspettative reciproche nel rapporto genitori-figli da una prospettiva inedita, portando lo spettatore a interrogarsi in generale sulle relazioni: quanto scegliersi reciprocamente influisce sulle aspettative in un rapporto affettivo? Quanto un legame di sangue fa supporre che l'amore sia incondizionato? L'amore deve avere un perché? La grande espressività delle attrici, la regia sapiente, le luci e le musiche di grande effetto, un testo denso e al tempo stesso quotidiano toccano corde profonde, credo, di ogni spettatore che sia figlio e/o genitore. Per chi, come me, è sia figlio sia genitore, ciò che risuona di più è quel "quando sarai grande capirai", una frase tanto sentita mia malgrado da figlia quanto detta mio malgrado da madre. Vedere sul palco l'attrice figlia diventare attrice madre rende perfettamente il senso di come lo stesso individuo si ritrovi nelle criticità dei ruoli che riveste nelle diverse fasi della vita e, pur avendo esperienza di cosa significhi "stare dall'altra parte", non sia facile trovare il modo giusto di comunicare. Non mancano momenti divertenti. Nel complesso uno spettacolo riuscito, ben organizzato e piacevole. A rendere il tutto ancora più emozionante, la scelta particolare e interessante di aver condiviso la costruzione stessa dello spettacolo con gli alunni della scuola attraverso diverse esperienze, alcune delle quali aperte 1
anche ai genitori, che, se hanno dato spunti utili alla buona riuscita dello spettacolo, sicuramente sono stati di grande stimolo per chi ha partecipato.
Gloria,19 anni
Spettacolo raffinato e coinvolgente, capace di catturare l’attenzione fin da subito. L'interpretazione da parte delle due attrici è magistrale: il dialogo è vivo ed estremamente attuale. La scenografia, essenziale, è perfetta per questo tipo di rappresentazione e permette giochi di luce e di musica che rendono la narrazione ancora più coinvolgente. Molto efficace anche la scelta dei costumi e l’uso delle voci fuori campo, che accompagnano la narrazione senza mai distrarre. Il testo, ben scritto e strutturato, è valorizzato dai momenti in cui le voci si sovrappongono generando un ritmo serrato e coinvolgente.
Greta, 14 anni
Sicuramente è stato un bellissimo spettacolo, che rappresenta a pieno il rapporto madre-figlia. Mi porto a casa il messaggio che dice: "Alla base di un bel rapporto devono esserci anche i litigi." Secondo me è un messaggio molto significativo. Non ho suggerimenti particolari sulla costruzione dello spettacolo. Forse, rappresentare anche un figlio con la madre, per "mostrare" anche la figura maschile, potrebbe essere un modo per coinvolgere tutte le madri. È stato uno spettacolo davvero coinvolgente, adatto a tutte le fasce d’età. La scenografia è molto originale e sicuramente ti rimane impressa nella mente, il che è un aspetto molto positivo.
Irene, 10 anni
Mi è piaciuto vedere questo spettacolo perché è molto bello: le attrici sono veramente brave, l'idea delle porte è molto bella perché ti fa immaginare altri modi per usarle, lo spettacolo è molto originale perché l'idea di un mondo in cui ti decidi tu i genitori è molto innovativa e il messaggio è molto bello e ti fa pensare molte cose: sarebbe meglio vivere con genitori scelti da te o genitori genetici? Lo spettacolo non ti da una risposta vera e propria perché per ognuno è diversa. Lo consiglierei a tutti quelli a cui piace scoprire nuovi mondi o nuovi modi di vivere.
Laura, 12 anni
Questo spettacolo mi ha lasciato addosso una sensazione strana, a metà tra la tenerezza e l'ansia. L'idea di scegliere un genitore come si sceglie un partner su un'app, leggendo una bio, facendo swipe, matchando… fa ridere, ma è anche inquietante. Perché ci riconosciamo subito in quel meccanismo. Vogliamo sapere tutto prima, vogliamo certezze, filtri, garanzie. Ma poi arriva la vita vera, e nessuna bio può contenerla tutta. Mi ha colpito quanto sia facile idealizzare qualcuno sulla base di poche informazioni e quanto poi ci sentiamo traditi quando quella persona si rivela diversa. E invece forse siamo noi a voler vedere solo quello che ci fa comodo.
It's a match! ci sbatte in faccia proprio questo: che ogni relazione, anche quella più importante come tra genitori e figli, nasce sempre da un grande atto di fiducia nell'ignoto.
Alla fine, quello che ti resta è che nessun match è perfetto, ma non è questo il punto. Il punto è se, una volta scoperti i difetti, restiamo. O scappiamo.
Quello che mi porto a casa è l'illusione del controllo. L'idea che possiamo "scegliere" il genitore perfetto o il figlio ideale leggendo qualche riga in una bio è paradossalmente rassicurante e inquietante allo stesso tempo. Kinder promette una relazione perfetta attraverso la selezione, ma la realtà si impone con forza: non puoi racchiudere una persona in una descrizione e non puoi prevedere tutto. Mi porto a casa che nelle relazioni - soprattutto quelle profonde come tra genitori e figli - l'imperfezione non è un limite, ma la vera sostanza. È lì che si cresce, che ci si conosce davvero.
Malick, 11 anni
La trama è molto interessante e stimolante dal punto di vista della riflessione, anche se in alcuni punti fonte di distrazione, essendo appunto intricata. Le due attrici sono molto brave e con una espressività interessante, è impressionante come attraverso i costumi e le interpretazioni richiamassero immediatamente il proprio personaggio. Lo spettacolo è chiaro e il suo messaggio è molto particolare, perché ogni persona ne riceve uno diverso in base alla propria esperienza personale e di vita ma anche all'età. La scenografia è semplice ma molto appariscente, creando un contrasto significativo. Mi è piaciuto molto che la scenografia (le due porte) illuminando la scena creasse i diversi ambienti. Lo spettacolo è molto originale soprattutto per il modo in cui viene messo in scena, bene. La musica mi è piaciuta molto, soprattutto la scena del litigio musicale. Lo rivedrei almeno altre due volte, in generale è stato di mio gradimento. Lo reputo un lavoro ben fatto e strutturato in modo quasi perfetto, per migliorare reputo che si potrebbe soltanto allungare e strutturare meglio il finale.
Matteo, 15 anni
Lo spettacolo mi è piaciuto molto, l’ho trovato davvero originale. Mi ha fatto capire cose che prima non coglievo sulle dinamiche tra genitori e figli. Secondo me sarebbe ancora più interessante se fosse un po’ più orientato dal punto di vista della ragazzina o dei giovani anziché pari su entrambe le figure.
Rebecca, 8 anni
Lo spettacolo mi è piaciuto molto. La cosa che mi è piaciuta di più è che viene raccontata la storia di una delle protagoniste da quando era ragazzina ed è figlia a quando da adulta diventa madre. Mi è sembrato davvero che l'attrice crescesse in scena, quasi come se fosse realtà. L'ho trovato un po' lungo ma facile da capire. Le luci mi sono piaciute moltissimo, i costumi mi sono piaciuti perché rappresentavano bene i personaggi e le musiche erano azzeccate. Mi porto a casa che le persone che amiamo non avranno mai tutte le caratteristiche che vogliamo noi ma le amiamo lo stesso o forse le amiamo proprio per questo.
Sofia, 13 anni
It’s a match! è uno spettacolo che tratta tematiche importanti: perché l’unica relazione che non possiamo scegliere è quella con i genitori? In un mondo dove i genitori e i figli si scelgono tramite una piattaforma una mamma e una figlia si scelgono e… it’s a match! Mi è piaciuto tantissimo sia come idea (davvero geniale) sia come rappresentazione, originale e creativa. Le due attrici in scena, davvero bravissime, fanno capire al pubblico le difficoltà dell’essere figli e dell’essere genitori tramite delle scene studiate alla perfezione dalla regia. Uno spettacolo che fa riflettere su cos’è l’amore ma che fa allo stesso tempo ridere. Il perfetto equilibrio che c’è in scena è davvero meraviglioso. Personalmente mi sono riconosciuta maggiormente nella figlia essendo io una figlia. Capivo alcune difficoltà della mamma e alcune scene mi hanno permesso di immedesimarmi al massimo anche in lei. Le luci e le musiche erano fantastiche, solo ho trovato un po’ troppo appariscenti le luci delle cornici utilizzate in scena. I costumi mi sono sembrati molto adatti ai personaggi e mi sono anche piaciuti moltissimo. Il messaggio che mi ha trasmesso è il significato dell’amore: non esiste un match perfetto, inteso senza problemi, ma lo può diventare. Quando c’è l’amore, non importano i problemi che si hanno, l’importante è come si risolvono. Mi porto a casa un po’ più di consapevolezza riguardo le relazioni e i comportamenti e che "non ci sono problemi, ci sono solo soluzioni". Uno spettacolo che consiglierei a tutti, anche se credo che per apprezzarlo veramente del tutto bisognerebbe partire dai 9 anni per certe dinamiche o riflessioni che prima magari non si è ancora pronti a fare.
Sophie, 6 anni
Uno spettacolo emozionante sui rapporti tra genitori e figli. La storia mi è piaciuta ed è chiara, anche se all'inizio non capivo tanto cosa stava succedendo. Le attrici sono molto brave e anche i costumi mi sono piaciuti, perché sono colorati. La scenografia è interessante perché interagisce con le attrici. Lo spettacolo ha un buon ritmo ed è ben strutturato. La storia del gorgonzola mi ha fatto molto ridere e mi ha fatto pensare che a volte si litiga perché non ci si capisce. Mi piacerebbe rivederlo, magari da più grande
con un'amica! Consiglierei solo di spiegare meglio che cosa è Kinder.
Stefania, 44 anni
Il tema di questo spettacolo per me è molto interessante e ha un taglio molto originale. Trovo geniale partire dalla domanda che tutti i figli si fanno prima o poi: perché non posso scegliere i miei genitori? Domanda che poi si fanno pure i genitori! Ma se questo poi si avvera, i problemi che ne derivano cambiano e diventano ancora più complessi: devo continuare a piacere per forza, un vero guaio. Così si ritorna al punto di partenza: aspettative, bisogni, desideri, paure, aspetti "umani troppo umani" che alla fine trovano vivibilità solo quando si scopre che "il caso" ha deciso e non poteva che essere così. Il caso rende liberi di essere se stessi, con tutti i propri colori. Per me i colori dei costumi rappresentano questo. La scenografia mi è piaciuta molto, semplice ed evocativa, porta luci e ombre e sembra proprio interattiva. La trama è chiara e il ritmo incalzante, forse a volte fin troppo, perché nel frattempo si aprono mille pensieri mentre la trama va avanti. Consiglierei di alternare di più tra ritmo incalzante e momenti riflessivi, magari aiutandosi con la musica o con dei brevi silenzi. Mi porto a casa un modo divertente e profondo di riflettere sul rapporto tra genitori e figli. Alcune scene sono speciali: la litigata a tema gorgonzola, la discussione a suon di canzoni, la lettera della "mamma/nonna". Lo rivedrei volentieri per cogliere altri aspetti che mi sono sicuramente sfuggiti e lo proporrei ad altre persone. Bravissime la attrici, capaci di calzare a pennello gli opposti ruoli, e la regista. Si percepisce un'ottima sintonia, complimenti!
Stella, 9 anni
Le attrici erano bravissime! Per me il tema era nuovo e innovativo, e non avevo mai visto uno spettacolo simile! Le "porte" erano bellissime! Ho adorato tutte le luci colorate, soprattutto quella verde di Kinder. L'idea dei costumi a tinta unita con le righe bianche era ottima! Mi sono chiesta per tutto lo spettacolo cosa ci fosse dentro allo zaino. A un certo punto c’è stato un suono sbagliato, ma per il resto era tutto perfetto! Penso che si potrebbe chiarire meglio il significato del gesto di accendere e spegnere le porte, magari dicendo qualcosa come: "Telefono, spegniti!". Quando sono tornata a casa, ero molto contenta di essere andata a vedere it’s a match! Dovrebbero vederlo tutti: è una storia fantastica e coinvolgente, che mi ha fatto capire che niente e nessuno è perfetto. Inoltre, nei momenti in cui c’era la lettera, ho quasi pianto!!!!!
Vera, 11 anni
Lo spettacolo mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato molto spontaneo e divertente, ma anche riflessivo. Mi porto a casa Il ricordo di uno spettacolo stupendo e un grande insegnamento sulla vita tra mamma e figlia.
Viola, 9 anni
Lo spettacolo mi ha fatto capire che l’amore è la cosa più importante di tutte. In quella storia, la mamma sceglie il bambino a caso, e anche se fosse il più brutto del mondo, gli vuole bene lo stesso. Mi sarebbe piaciuto molto che alla fine arrivasse anche un fratellino o una sorellina. A me piace vedere questo tipo di spettacoli: l’ho trovato originale, perché non raccontava una storia già conosciuta, ma quella di una mamma e una figlia che si scelgono in un mondo inventato del futuro. Anche i costumi mi sono piaciuti, anche se, secondo me, i cambi d’abito erano un po’ scomodi: si mettevano i vestiti uno sopra l’altro e si vedeva. La scenografia era molto bella: c’erano due grandi rettangoli di metallo con le ruote, che diventavano porte, telefoni o specchi a seconda della scena. Lo spettacolo era ben costruito e aveva un buon ritmo, sempre in movimento, senza mai momenti vuoti sul palco. Il mondo che hanno immaginato mi è sembrato un po’ strano, forse potrebbe esistere in futuro, ma io preferisco quello di adesso, dove non ci si sceglie e tutto è più naturale. Lo consiglierei ai miei amici, soprattutto perché mi è piaciuto giocare con la mia mamma a metterci nei panni delle attrici e rifare la storia. Però mi piacerebbe farlo anche con amici della mia età, perché penso che sarebbe ancora più divertente.
Vittoria L., 10 anni
Dallo spettacolo ho appreso l’importanza di parlarsi. La trama è bellissima soprattutto perché rispecchia molto la normalità. Le attrici sono state bravissime e sono soprattutto molto portate per quel lavoro!!!!! Ho capito tutto molto bene e di nuovo complimenti. Il messaggio come ho già detto bellissimo e mi è arrivato tantissimo. La scenografia stupenda e mi è piaciuto molto che siete riusciti a usare un solo oggetto per rappresentare più cose. I costumi sono bellissimi allo stesso modo, le luci bellissime e non aggiungo altro perché altrimenti scrivo la divina commedia!! COMPLIMENTI!
Vittoria C, 10 anni
Lo spettacolo mi è piaciuto molto perché parla di tutti noi: ognuno può riconoscersi nelle dinamiche tra genitori e figli che vengono rappresentate sul palco. La cosa che ho apprezzato di più è che riesce a far riflettere e a far ridere allo stesso tempo. Uno dei messaggi più belli, secondo me, è che non bisogna essere perfetti per volersi bene: c'è una consapevolezza autentica delle difficoltà nelle relazioni familiari, trattata con delicatezza e intelligenza. Le attrici sono bravissime: molto espressive e capaci di scambiarsi i ruoli con naturalezza. I costumi, colorati e ben scelti, rendono i personaggi ancora più vivaci. Le luci, anche se a volte un po’ disorientanti quando sono intermittenti, contribuiscono a creare un’atmosfera dinamica. Le musiche accompagnano bene la scena e danno il giusto ritmo allo spettacolo. In generale, ha un buon ritmo ed è facile da seguire e comprendere. Forse si potrebbero ridurre un po’ le parti con le voci registrate e arrivare più rapidamente al momento del match, che è il cuore della storia. Lo consiglierei a tutti, anche se penso che per apprezzarlo davvero sia meglio avere almeno 9 anni.