IL MAGO DI OZ – DIALOGO

Sabato 17 gennaio 2026 l'Osservatorio ha assistito allo spettacolo Il mago di Oz della Fondazione TRG.

DIALOGO

Il mago di Oz della Fondazione TRG, con la regia di Isabella Locurcio e la drammaturgia di Micol Jalla, è uno spettacolo che racconta la storia del mago di Oz attraverso gli occhi di due fratelli e una sorella. Che cosa ne pensate? A me è piaciuto tantissimo. Mi è piaciuto tantissimo il fatto che non fosse la storia classica del mago di Oz ma che ci fossero persone adulte che facendola è come se tornassero bambini, era molto bello questo tornare bambini tra fratelli. A me è piaciuto un botto, però a un certo punto non capivo: non avevo capito che fosse metà storia reale e metà di Oz, non ho capito se stavano facendo un teatrino, se sognavano o tornavano indietro nel tempo, poi ho capito, ma solo alla fine.

Non capire ti ha messa in difficoltà? No, sono abituata. Scherzo, però comunque no, non troppo. Io ho fatto un po’ confusione con le streghe, non mi ricordo mai chi è buona e chi è cattiva. A me è piaciuto molto ma anche io ho fatto fatica a capire se stavano sognando o giocando. A me invece questo fatto è piaciuto. Io me lo sono immaginata come un libro pop-up, che quando giri le pagine si crea il mondo. E questo contrasto alla fine ti racconta che è un po’ tutto nella tua testa ed è un bel messaggio, quello della confusione tra gioco e realtà e immaginazione. Alle elementari la maestra ci aveva letto questa storia e a me non era piaciuta per niente e soprattutto mi annoiava proprio e invece questa versione mi è piaciuta tanto. Sì, a me piaceva anche il fatto che tutti avevano già quello che cercavano però non lo sapevano. Per le persone adulte può essere imbarazzante tornare bambini; questo spettacolo ti fa sentire che non è poi così difficile, basta lasciarsi andare senza troppe fissazioni. Secondo me sono stati bravi a fare i quattro personaggi, con tre attori non sapevo come sarebbe stato possibile e invece mi hanno stupita.

Vi ha fatto pensare ad alcune cose della vostra vita? A me ha ricordato molto i miei fratelli. Io ho traslocato quando avevo 3 anni e mi sentivo come se cambiassi nuovamente la mia vita e come un pezzo della mia vita se ne andasse. Lo spettacolo mi ci ha fatto pensare ed è stato bello. Io mi sono immedesimata nei personaggi e quindi mi sono emozionata, per tante cose, anche piccole.

Qual è il personaggio in cui vi siete identificati di più? Io nello Spaventapasseri, che crede di non avere cervello, ma in tantissime situazioni salva tutti i suoi amici ed è solo una cosa nella sua testa, quella di non avere il cervello, che lo blocca. Io in Dorothy, quando diceva “io non troverò mai il mio posto” mi sono sentita coinvolta perché anche io sento che non ci sarà mai un posto in cui mi sentirò del tutto a casa. Io nel leone, perché sicuramente ne ho di coraggio, ma a volte me lo dimentico. Anche per me il leone, perché ti dà la forza che ce la puoi fare. Il coraggio dobbiamo solo farlo uscire fuori.

Se doveste scegliere di non avere cuore, cervello o coraggio, cosa sceglieresti? Io se proprio fossi obbligata direi il cuore, lo so che è brutto, però senza cervello io non riesco a pensare e non riuscirei a fare le cose. Io abbandonerei il coraggio perché in verità credo che il coraggio nasca dall'insieme di cervello e cuore, quindi in qualche modo potresti creartelo. Sì anche io il coraggio. Anche io. Io non saprei, perché comunque con cuore e coraggio tendenzialmente stai bene, io col cervello ci faccio un sacco di cose però comunque l'idea di stare tutto il tempo con la paura di qualcosa è tremenda. Io il coraggio, se ci pensate è l’unico che non è un organo. Io sarò cattivo ma dico il cuore. A cosa serve il cuore? Si può vivere anche senza. L’ho detto.

Ci sono dei momenti tristi? Quando lei si ritrova da sola e chiede “perché deve andare a finire sempre così?” mi ci sono ritrovata molto, a livello di amicizie. Sì, anche io. Anche per me.

Che cos’è casa secondo voi? Secondo me casa è casa mia, che alla fine è un posto dove sto bene. Mi piace molto casa mia, a mia mamma no, si lamenta di alcuni problemi con le tubature, ma a me sembra che vada benissimo così com’è. Per me è una sensazione che posso provare dappertutto. Sì, anche per me. Un posto in cui sto bene senza sentirmi a disagio. Casa sono le persone che sono importanti per me e quindi quando sono con loro sono al sicuro e libera di essere me stessa. Casa è dove non sento la paura. Io in realtà la sento spesso, ma non sempre.

Che cosa vi ha lasciato questo spettacolo? Io penso che la morale sia che puoi stare bene, se riesci a vedere le cose che hai. E che non ti devi abbattere se magari pensi che non sei bravo in qualcosa, ma ci devi provare di più. Che le cose ci sono anche se magari non le vedi. Che servono tante cose per essere felici ma anche poche, non so come dire. Che la casa può essere dappertutto e la puoi costruire. Secondo me anche che puoi stare bene solo se ti impegni. Cioè comunque andare dal mago di Oz non è mica stato facile, è vero che lui non le ha dato niente, però lei si è sforzata un sacco e secondo me è giusto che sia un po’ faticoso provare a stare bene, così poi stai bene bene.