SOLITARIUM
I dialoghi dell’Osservatorio dei Ragazzi Domenica 22 marzo 2026 – Solitarium - Teatrodistinto
Lo spettacolo di Daniel Gol mette in scena due persone che non si cercavano, ma si trovano. Me lo raccontate con le vostre parole? Allora, parla di questi due, che probabilmente non hanno mai comunicato con nessuno prima e poi si innamorano e capiscono che è molto importante comunicare per sopravvivere, perché tu puoi sopravvivere tre mesi senza comunicare e poi muori.
E prima stavano da soli? Sì. E stavano bene? Non sembravano troppo felici. Ok, e come si incontrano?Con una pianta. C'è una pianta nel mezzo che scavalcano ogni volta come se fosse alta mezzo metro. Invece era più bassa. Però loro fanno dei passi altissimi. Cosa poteva rappresentare questa cosa? La difficoltà del cambiare. E poi alla fine si facevano gli scherzi, per avvicinarsi.
Ad esempio? Si mette in standby tutto, tutti in freeze, uno non è in freeze, esce fuori, ruba il cuscino e lo mette nella sua stanza, tipo per attirare l'attenzione così che l'altro venisse in casa sua.
Secondo voi perché si dovevano freezare per riuscire a fare questa cosa? Perché non potevano comunicare. Secondo me era per vedersi con una scusa. Comunque si amavano ma non lo volevano dire all'altro. Certo, beh è difficile dirlo.
Io non ho capito all'inizio quando c'era la musica. Nella prima musica non ho capito a cosa serviva freezarsi. Voi l'avete capito?Io ho un'idea, forse. Secondo me, se ho capito bene quello che stai dicendo, nella prima musica si freezavano per costruire il codice. Nel teatro a volte fanno delle cose diverse dalla realtà. Nella realtà non sarebbero andate così le cose, giusto? Cioè non è che uno si blocca, era un modo di rappresentare situazioni della realtà in modo simbolico. Allora, per rappresentare questa cosa del vedersi con le scuse e della paura di incontrarsi hanno usato il codice del freeze, ma per farlo capire l'hanno messo spesso: questo si chiama codice teatrale, cioè praticamente come fossero delle regole teatrali che lo spettatore accetta, che sono finte ma perché siamo a teatro, no? E allora però prima di fare quelle scene e farle capire, hanno costruito il codice, cioè anche se non serviva, l'hanno fatto prima così il pubblico inizia a capire, ok, in questo mondo che vedremo le persone ogni tanto si freezano e questo è normale, capito? Capito. Che sennò tipo avremmo detto, ma cosa fanno questi qua? Esatto, cioè sennò il pubblico avrebbe pensato, ma perché si bloccano? Hanno un problema alla colonna vertebrale? Invece così il pubblico capisce che in questo spettacolo ci sarà qualcosa di strano, cioè che ci sono delle altre regole. Hanno praticamente spiegato le regole, ecco.
Sì. Ora continuiamo a raccontare lo spettacolo. Andiamo in ordine. Prima ognuno è da solo e si fa le sorprese, poi come si vedono? Lei va a bagnare la pianta e lui sbircia. E la vede. Poi lui se ne va, ma prima prende delle cose da sotto il cuscino. Va fuori e le mette sopra la pianta. Però prende una cosa rossa. Era un ravanello. Lo mette vicino alla pianta. Va alla porta della femmina, suona il campanello e scappa. Sì, perché scappare è più facile. Eh sì, eh sì. Piuttosto che mostrarsi. Sì. Comunque, lei va, trova la pianta, trova il ravanello, dice “Oddio”, e se ne va. Poi il ragazzo ritorna e ne mette uno a casa sua, e uno a casa sua e fa tipo tutta una serie, come se fosse un sentiero. Ne mette cinque e la ragazza ne prende uno per volta ed è la prima volta che parlano e lui dice 1, 2, 3, ed è la prima volta che parlano. È uno spettacolo muto. Poi arriva l'altro che lo prende 1 e dice 1, 2, 3. Ok, ma secondo voi questo avvicinamento cosa rappresenta? Un percorso? Cioè che cosa rappresentava? Un percorso? Cioè il fatto che per avvicinarci abbiamo bisogno di passaggi? Sì, un po’, perché dopo il percorso Iniziano a parlare. Sono contenti, ognuno a casa propria e iniziano a fare tutte le cose insieme. Era un po’ come se pensassero…“Voglio vederlo, ma non lo faccio. Voglio vederla, ma non lo faccio.” Tipo che avevano paura di incontrarsi. Desiderio ma paura.
L'ultimo scherzo è che giocano con i ravanelli. E poi finisce con un abbraccio.
Loro, che emozioni hanno portato in scena? Imbarazzo. Boh. Sicuramente amore. Amore. Paura, anche desiderio, felicità, desiderio di incontrarsi. Tristezza e noia, all’inizio. Anche solitudine e la paura e la voglia di superarla. L’albero che era un ostacolo alla fine li unisce. Secondo me rappresentava il cambiamento ed era l’albero dei ravanelli, e quindi c'è sia il cambio di vita sia la cosa che aiuta ad essere più felici, il gioco.Oppure la pianta, secondo me, serviva, come un simbolo di unione contro i solitari? Sì, ci sta. Perché una pianta, però, e non una scatola? Perché può crescere. Quello che sta in mezzo tra due persone solitarie comunque può crescere. È cresciuta? Sì, lei è cresciuta, tipo che l’hanno come costruita anche insieme, ma al contrario i passi che dovevano fare per superarla sono diventati sempre più piccoli. Cioè questo ostacolo tra di loro era sempre meno ingombrante.
Io una sorella di una mia amica che ha 14 anni si trova più o meno in questa situazione, nel senso che sta molto da sola. Le piacerebbe molto questo spettacolo perché lei è più grande, però non è una neanche adulta, è in una situazione giusta.
Perché uno era italiano e l’altro francese? Secondo me anche perché puoi farti un fidanzato di qualsiasi lingua. Sì, ma anche perché così c’era un altro ostacolo da superare. Dopo aver superato la pianta, la separazione era già più semplice, perché si capivano abbastanza. Certo, e poi secondo me anche per far capire che noi nel nostro mondo, nel mondo reale, usiamo tantissimo le parole. Ma se noi adesso dovessimo parlarci senza parole, qualcosa riusciremmo comunque a dirci qualcosa. No? Sì e secondo me dovremmo imparare degli altri modi di parlare, tipo gesticolare, modi per farci capire. Bisogna sempre provare a farsi capire in tutti i modi che si può.