WINNIE THE POOH

Sabato 7 febbraio 2026 l'Osservatorio ha assistito allo spettacolo Winnie the Pooh, uno spettacolo di Drogheria Rebelot prodotto dalla Fondazione TRG.

DIALOGO

Winnie The Poohdi Drogheria Rebelot, con la regia e drammaturgia di Enrica Carini e in scena Miriam Costamagna e Andrea Lopez Nunes, è uno spettacolo che racconta della crescita e dell’infanzia.
Siete d’accordo? Sì. Secondo me parla del fatto che quando si va avanti non bisogna essere tristi: le cose che hai fatto da piccolo si possono rifare, le cose belle possono sempre tornare se ti impegni. Secondo me parla anche di amicizia, di ricordi. Per me del passare del tempo. Degli amici che ti mancano. Di un bambino che è affezionato a un peluche.
Per voi che cosa è cambiato, quando avete compiuto sei anni? All’asilo potevi arrivare in ritardo. Le mie maestre ora sono talmente severe che se arrivi un po’ dopo, tipo a mezzogiorno, ti mettono la nota. All’asilo erano più calme. Beh, poi non facciamo più il pisolino, non facciamo più niente, nel senso, come dicono nello spettacolo. Non c’è più il tempo per non fare niente. Alle elementari si gioca di meno e si lavora di più.
Provate mai la sensazione di qualcosa che finisce, di perdere o di aver perso qualcosa della vostra infanzia che non tornerà? Hai voglia. A me manca il periodo di quando ero più piccola che riuscivo ad aprirmi con gli altri perché non avevo così tanta ansia. Quando litigo con gli amici (che non vorrei, ma a volte capita che devo sfogarmi) mi manca essere gentile, mi manca la parte di me che è amica loro, sento nostalgia e un po’ di rabbia con me stessa. A me mancano certi ricordi che mi sto dimenticando. 
Christopher Robin era felice di crescere? All’inizio no, ma poi capisce che le cose che facevi le puoi rifare, infatti il venerdì alle ultime due ore non si fa niente, cioè, si fa niente, va beh, avete capito. Ma lui prima non lo sapeva, non l’avevano avvisato. No, non era felice perché non si aspettava che l’orario fosse così rigido, è rimasto stupito. Non era contento perché da grande poi è meno libero, non può decidere tante cose e gioca meno. Ma poi un po’ cambia idea.
E voi? Voi siete felici di crescere? Io sì. Fa parte della vita e le cose dei piccoli possono ricapitare. Io anche. Io poco. Quando cresci ti puoi dimenticare i tuoi amici e magari vanno lontano e poi ti dimentichi i giochi belli che facevi, tipo nei torrenti. Io non tanto perché andrò in una scuola diversa da quella dei miei amici di adesso. Io no: sono già stressata adesso, pensa tra cinque anni, ma anche tra due, no. Io neanche, da grandi pensi alla morte e poi muori e questa cosa giustamente ti stressa. Beh, ma puoi anche non pensarci, lo decidi tu. Sì, ma tanto vale essere piccolo, ci pensi di meno, fidati.