LUOGO in COMUNE per il Tempo Libero
giovedì 24 Aprile, ore 19:30

ALBERT ED IO

Anteprima

Una panchina. E un albero. Il gioco della campana disegnato a terra. Caselle fino al 13. Un uomo non giovane con baffi e capelli arruffati suona il violino (Mozart, se possibile). Lo suona maluccio. Si interrompe. Borbotta tra sé e sé. Si siede. Ricomincia a suonare. Non troppo convinto, si ferma. Racconta. Inizia così la terza e ultima tappa della Trilogia sull’Universo che Francesco Niccolini ha scritto per Flavio Albanese. Avevano iniziato con L’universo è un materasso (e le stelle un lenzuolo), per raccontare la storia dell’universo e del tempo, da Esiodo ai quanti. Poi era stata la volta de Il messaggero delle stelle. Come evitai la guerra, salvai il mondo e divenni amico di Galileo Galilei dedicato a Galileo e all’importanza dell’errore nella scienza e nella vita. Ora questa fortunata collaborazione (premio Eolo 2018), si accinge alla prova più dura: Albert Einstein e la meccanica quantistica.  Ma come raccontare al pubblico più giovane una materia che, almeno per il pensiero classico occidentale, è completamente priva di senso? Che nemmeno gli astrofisici riescono a penetrare e spiegare? Che nemmeno Einstein ha potuto accettare? La frase che si ripete più spesso, in questo campo, è che la meccanica quantistica non si può comprendere, ci si può solo arrendere e accettarla, e – in un certo senso – è quello che accade al protagonista dello spettacolo: un uomo in là con gli anni che suona un violino in un parco e incontra un bambino che gioca a campana ma con regole che non sono quelle consolidate, ma nuove, di più, strane e apparentemente insensate. È la stranezza illogica del modo di giocare del bambino che incuriosisce l’uomo, anzi, lo tormenta, al punto tale che non riesce più a concentrarsi sul violino e non può non chiedere spiegazioni al ragazzino. Inizia un dialogo surreale, comico, struggente, un botta e risposta fitto, dove il bambino demolisce le certezze dell’anziano, che a sua volta riesce a trasmettere al ragazzino buona parte della meraviglia che anni di studi e di scienza gli hanno permesso di provare, ma anche le delusioni, le attese, le scoperte fatte e quelle che non farà in tempo a fare. Che l’uomo sia un Albert Einstein ormai anziano non ci sono dubbi (adorava suonare il violino e pare che fosse anche un buon interprete di Mozart), ma chi è il ragazzino che gioca a campana con due dadi, e che ha una risposta misteriosa a ogni domanda di Albert?

Fondazione TRG
Di Francesco Niccolini
Consulenza (e pazienza) scientifica di Marco Giliberti e Vincenzo Napolano
Con Flavio Albanese
Regia Marinella Anaclerio
Scene Francesco Arrivo
Costumi Simona De Castro
Luci Cristian Allegrini
Grafica Enzo Berardi