ASSETATI
Assetati è un testo del 2007. Racconta come sia sentirsi dilaniati dal dolore che sentiamo, della bruttezza che mangia vivi gli esseri umani e della bellezza che li salva. Si smette di credere ai propri sogni finché quei sogni non ti vengono a cercare e ti chiedono il conto di non averli sognati abbastanza forte. ASSETATI è un intreccio di solitudini, rabbia e silenzi che attraversano tempi diversi per raccontare una stessa sete di senso.
È il 6 febbraio 1991 quando Murdoch si sveglia arrabbiato e urla contro sua madre. Il suo grido è un atto d’accusa contro tutto: la società, la televisione, il consumismo, la scuola, gli adulti incapaci di ascoltare. È un urlo generazionale, che esplode contro la ripetitività della vita e la perdita di significato del quotidiano, fino a richiamare, nel finale, l’immagine disperata dell’Urlo di Munch.
Boon, invece, ha scelto il silenzio dei morti. È un antropologo forense che ricostruisce identità devastate dalla violenza: i corpi che analizza sono stati ritrovati abbracciati, deformati dall’acqua fino a fondersi insieme. Ha intrapreso una carriera “rispettabile” per accontentare i genitori e per non avere più a che fare con i vivi. Eppure, da bambino, sognava di diventare autore: di dare forma alle parole, non ai resti.
A loro si affianca Norvège, una ragazza che decide di chiudersi nella propria stanza e di non parlare più. Il suo non è l’urlo rabbioso di Murdoch, ma un grido diverso, più cupo, che esplode solo quando i genitori tentano di forzare quella soglia: è un urlo che sa di morte e di ritiro dal mondo.
Tre traiettorie apparentemente separate, in tempi e luoghi diversi, ma unite da una stessa ferita: l’incomunicabilità, il bisogno d’amore, la difficoltà di esistere in un mondo che sembra non lasciare spazio alla fragilità.
A legarle è la parola di Wajdi Mouawad, autore che intreccia le storie fino a rivelarne il disegno nascosto. In ASSETATI, le vite si specchiano e si rispondono, componendo un affresco poetico e doloroso sulla giovinezza, sul desiderio di essere visti e sulla sete – disperata e irriducibile – di senso.
TEATRO DI NAPOLI – TEATRO NAZIONALE
in collaborazione con A.M.A. Factory
Di Wajdi Mouawad
Regia e spazio scenico Davide Pascarella
Con Davide Pascarella
Dramaturg e assistente alla regia Alessandro Businaro
Immagini e oggetti Maria Spadoni
Disegno luci Carmine Pierri
Direttore di scena Antonio Gatto
Datrice luci Desideria Angeloni
Grazie a Édouard Pénaud per la consulenza alla traduzione e a Cecilia Fabris per la voce registrata
Progetto vincitore della terza edizione del Premio Leo de Berardinis per artisti e compagnie under 35