BARBIE E KEN riflessioni su una felicità imposta

Un attore e un'attrice dentro a due scatole grandi poco più del loro corpo. Sono Ken e Barbie nello scaffale del Toys Center, due bambolotti creati dall'uomo a sua «immagine e somiglianza» che si trovano meccanicamente costretti a eseguire dei comportamenti stereotipati e cliché indotti dal loro "ruolo" in quanto "modelli" per bambini. I due fatalmente e involontariamente si ribelleranno a quello schema mettendo in dubbio il loro sapere surrogato e andando incontro a tutte le domande e le contraddizioni umane. La loro apparentemente superficiale conversazione, li porterà, senza che se ne rendano conto, a discutere dei massimi sistemi e, a un certo punto, a interrogare direttamente il pubblico su come dovrebbe comportarsi la coppia modello.

Ken e Barbie si trovano a conversare della loro condizione di bambolotti, una condizione che è forse rappresentativa anche di noi e dei nostri tempi più di quanto non pensiamo. I due giocattoli in maniera inconsapevole e ingenua trattano di temi che riportano alla condizione di prigionia e assopimento dell'essere umano: pupazzi legati dentro una scatola, in vendita su uno scaffale...

I protagonisti dello spettacolo sono mossi dall’incessante ricerca della felicità; che è vista dai due pupazzi come un assioma al quale si deve ambire, senza nemmeno sapere il perché. Il meccanismo però verrà sovvertito dai dubbi di Barbie, quando si chiederà se esiste qualcos’altro oltre alla felicità.

EOLO AWARD. I PREMIATI DEL TEATRO RAGAZZI 2023
Menzione alla novità
a “Barbie e Ken” di Teatro della Fuffa / Fondazione Sat ideata da Filippo Capparella
Per mezzo dei due famosi bombolotti, stereotipi imperfetti del femminile e del maschile, impersonati in scena da Filippo Capparella e Letizia Buchini, questa coraggiosa creazione, in diretto rapporto con il pubblico attraverso trovate ironiche e mai banali, porta gli adolescenti a scoprire e considerare come l’amore sia un portento legato sì a meccanismi naturali, ma che devono essere sempre collegati alle emozioni. Al contempo la creazione parla della strumentalizzazione imposta dalla società ai corpi, e della stilizzazione di genere a cui vengono sottoposti.

Compagnia Teatro la Fuffa /Fondazione Sat
Una creazione di
Letizia Buchini, Filippo Capparella e Saskia Simonet
regia Filippo Capparella
co-regia Saskia Simonet
con Letizia Buchini e Filippo Capparella
consulenza luci e scenografia Michelangelo Campanale
musica originale Davide Rossi
voce off Paolo Fagiolo

Con il sostegno di TRAC Puglia, LaRibalta Novara, Artisti associati Gorizia, Maggio all’Infanzia