Se dicessimo la verità - Ultimo Capitolo

Da dieci anni l’opera-dibattito sulla legalità di Minoli e Giordano attraversa l’Italia raccontando storie di resistenza e lotta alla criminalità organizzata. Un testo vivo, che si rinnova e si nutre delle tante vicende e persone che a ogni passaggio ne arricchiscono i contenuti e la drammaturgia.
Le autrici si concentrano sul nostro presente, minacciato da una “distrazione di massa” che lascia ancora maggior spazio al potere criminale, alla “prassi” corruttiva come modus vivendi. Raccontano gli aspetti meno conosciuti del fenomeno mafioso, quelli che riguardano la globalizzazione, l’alta finanza, i cosiddetti uomini cerniera, professionisti accreditati che fanno da tramite tra il crimine e le amministrazioni pubbliche, gli imprenditori in difficoltà e i sempre più spregiudicati sistemi di investimento. Al centro la ‘ndrangheta che si è insediata al Nord Italia, minacciando l’assetto urbanistico del territorio, le sue regole sociali, la sua storia “sana”.
Uno spettacolo potente, dove le storie sono quelle dei figli delle vittime, del giornalismo impegnato, di imprenditori testimoni di giustizia, di professori e associazioni che osservano e studiano il fenomeno, archetipi umani che sintetizzano la complessità di un problema che non può più essere affrontato tracciando con sicurezza una linea di demarcazione tra chi è “contaminato” e chi non lo è.

Lo spettacolo è parte integrante de Il Palcoscenico della legalità, un progetto di CCO - Crisi Come Opportunità promosso da CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, LARCO- Laboratorio Analisi e ricerca sulla criminalità organizzata - Università degli studi di Torino, Fondazione Pol.i.s, Fondazione Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, Fondazione Silvia Ruotolo, AddioPizzo, DaSud, Italiachecambia.org, Fondazione Giancarlo Siani Onlus.
In collaborazione con Università di Pisa - Master in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, Università di Bologna – Master Gestione e Riutilizzo di Beni e Aziende confiscati alle mafie

"La criminalità organizzata, grazie alla crisi provocata dalla pandemia, ha moltiplicato affari, investimenti, relazioni finanziarie. Questo è accaduto e accade in tutto il mondo, anche se il mondo finge di non saperlo. È una rimozione collettiva che riguarda le Istituzioni e i cittadini. Non si avverte il pericolo ed è vaga la percezione del problema. Lo spettacolo è una “ragionata” provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire. Mentre scriviamo questi appunti, continuiamo a raccogliere testimonianze, domande e riflessioni che riguardano non solo l’operato altrui ma anche la nostra responsabilità individuale, perché diritti e doveri siano uguali per tutti davvero. Il teatro non dà lezioni di vita e non ci offre soluzioni a buon mercato, offre stimoli e opportunità di conoscere e di riflettere, questo noi cerchiamo di fare".
Emanuela Giordano e Giulia Minoli

Deborah Cartisano figlia del fotografo di Bovalino (RC) Lollò Cartisano sequestrato e barbaramente ucciso dalla
‘ndrangheta nel 1993, impegnata nel raccontare l’importanza della memoria delle vittime.
Cortocircuito associazione culturale antimafia di Reggio Emilia. Nasce come giornalino studentesco indipendente e
web-tv per le scuole. Ha messo in luce la penetrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nel territorio.
Francesca Grillo giovane cronista della redazione Milano Metropoli del quotidiano il Giorno. Vive e lavora a
Buccinasco. È stata una delle poche voci del territorio a scrivere di mafia.
Gaetano Saffioti imprenditore edile calabrese, testimone di giustizia. Ha contribuito all’arresto di molti boss della
Piana di Gioia Tauro. Oggi vive sotto scorta.
Maria Stefanelli prima donna testimone di giustizia contro la ‘ndrangheta. Vive sotto protezione dello Stato ed è stata
testimone al maxi processo Minotauro, che indaga le infiltrazioni delle cosche calabresi in Piemonte.
Paolo Bocedi è stato uno dei primi imprenditori in Lombardia a ribellarsi alla mafia, ha fondato insieme a Tano Grasso
S.O.S. Impresa nel 1991, oggi S.O.S. Italia Libera, associazione di imprenditori uniti nella lotta all’usura e al racket delle
estorsioni. Nel giugno 1992 ha subito un attentato di stampo mafioso a Milano. Da allora vive sotto scorta.
Stefania Pellegrini professore ordinario presso l’Università di Bologna, svolge le sue ricerche nell’ambito della
Sociologia del diritto. I suoi interessi scientifici riguardano lo studio del processo civile come fenomeno sociale,
l’etica delle professioni giuridiche e l’analisi del fenomeno mafioso e delle strategie di contrasto e di prevenzione. Ha
attivato il primo corso di “Mafie e Antimafie” in una Scuola di Giurisprudenza e da dieci anni dirige il Master di II
Livello in “Gestione e riutilizzo dei beni sequestrati e confiscati alle mafie. Pio La Torre”.

Da un’idea di Giulia Minoli
Drammaturgia Emanuela Giordano e Giulia Minoli
Regia Emanuela Giordano
Musiche originali Tommaso Di Giulio
Con Daria D’Aloia, Simone Tudda, Jonathan Lazzini, Lucia Limonta
Produzione Centro Teatrale Bresciano, Piccolo Teatro di MilanoTeatro d’Europa, Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione TRG
Con il patrocinio di Fondazione della Comunità Bresciana